venerdì 17 settembre 2010

La campagna Mai più violenza sulle donne nel mondo

La campagna Mai più violenza sulle donne nel mondo

La campagna Mai più violenza sulle donne è stata lanciata nel 2004: a quattro anni di distanza essa si avvia a diventare una delle campagne permanenti dell'associazione, per l'importanza del tema trattato e per la centralità che esso assume nella battaglia mondiale per i diritti umani.
Attraverso questa campagna, Amnesty International intende portare solidarietà a tutte le donne vittime di violenza nel mondo e alle numerose donne che, sfidando minacce e intimidazioni, le difendono. Ci occupiamo di casi concreti di violazione dei diritti umani delle donne, ricordando all'opinione pubblica la drammatica situazione in cui si trovano milioni di donne nel mondo, richiamando gli Stati al rispetto degli impegni assunti nell'ambito delle Nazioni Unite, premendo per la ratifica e per l'attuazione dei principali strumenti internazionali a difesa dei diritti delle donne.
La campagna Mai più violenza sulle donne chiede ai leader mondiali, alle organizzazioni e ai privati cittadini di impegnarsi pubblicamente per fare in modo che la Dichiarazione universale dei diritti umani - in cui si sanciscono uguali diritti e identica protezione per tutti - diventi una realtà per tutte le donne.

La campagna chiede a tutti i governi di:

  • ratificare e applicare senza riserve la Convenzione delle Nazioni Unite per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e il relativo Protocollo opzionale;
  • ratificare lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e adottare una legislazione nazionale tesa a porre termine alla violenza sulle donne durante i conflitti armati;
  • sottoscrivere un Trattato internazionale sul commercio delle armi per fermare la proliferazione delle armi impiegate per commettere violenza sulle donne.

Chiede alle Nazioni Unite e alle organizzazioni regionali di:

  • aiutare i paesi a sviluppare piani d'azione per porre fine alla violenza sulle donne, ed istituire meccanismi per controllarne l'effettiva applicazione;
  • applicare in modo completo e rapido la Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite relativa a donne, pace e sicurezza.


La rete "Mai più violenza sulle donne"

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La campagna Mai più violenza sulle donne nel mondo

La campagna Mai più violenza sulle donne nel mondo

La campagna Mai più violenza sulle donne è stata lanciata nel 2004: a quattro anni di distanza essa si avvia a diventare una delle campagne permanenti dell'associazione, per l'importanza del tema trattato e per la centralità che esso assume nella battaglia mondiale per i diritti umani.
Attraverso questa campagna, Amnesty International intende portare solidarietà a tutte le donne vittime di violenza nel mondo e alle numerose donne che, sfidando minacce e intimidazioni, le difendono. Ci occupiamo di casi concreti di violazione dei diritti umani delle donne, ricordando all'opinione pubblica la drammatica situazione in cui si trovano milioni di donne nel mondo, richiamando gli Stati al rispetto degli impegni assunti nell'ambito delle Nazioni Unite, premendo per la ratifica e per l'attuazione dei principali strumenti internazionali a difesa dei diritti delle donne.
La campagna Mai più violenza sulle donne chiede ai leader mondiali, alle organizzazioni e ai privati cittadini di impegnarsi pubblicamente per fare in modo che la Dichiarazione universale dei diritti umani - in cui si sanciscono uguali diritti e identica protezione per tutti - diventi una realtà per tutte le donne.

La campagna chiede a tutti i governi di:

  • ratificare e applicare senza riserve la Convenzione delle Nazioni Unite per l'eliminazione di ogni forma di discriminazione nei confronti delle donne e il relativo Protocollo opzionale;
  • ratificare lo Statuto di Roma della Corte penale internazionale e adottare una legislazione nazionale tesa a porre termine alla violenza sulle donne durante i conflitti armati;
  • sottoscrivere un Trattato internazionale sul commercio delle armi per fermare la proliferazione delle armi impiegate per commettere violenza sulle donne.

Chiede alle Nazioni Unite e alle organizzazioni regionali di:

  • aiutare i paesi a sviluppare piani d'azione per porre fine alla violenza sulle donne, ed istituire meccanismi per controllarne l'effettiva applicazione;
  • applicare in modo completo e rapido la Risoluzione 1325 del Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite relativa a donne, pace e sicurezza.

La rete "Mai più violenza sulle donne"

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Cosa puoi fare tu

Amnesty International ha attualmente 2 milioni e 200.000 soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi. La Sezione Italiana di Amnesty conta oltre 80.000 soci. Scopri come partecipare attivamente e mobilitarti per promuovere e difendere i diritti umani.

Firma gli appelli

La tecnica degli appelli da oltre 40 anni mostra la sua efficacia nel lavoro di Amnesty. L'obiettivo è quello di mobilitare l'opinione pubblica sulle violazioni dei diritti umani, comprese quelle legate alle tematiche o ai paesi oggetto delle campagne dell'associazione. Migliaia di cartoline, telegrammi, lettere, fax, messaggi di posta elettronica creano intorno ai singoli casi una visibilità e un interesse mondiale difficili da ignorare da parte dei destinatari. Quando occorre agire tempestivamente in favore di una vittima di violazione, Amnesty lancia le azioni urgenti, attivando una rete di contatti per rendere veloce ed efficace l'intervento. 

Attivati

La maniera più semplice per iniziare ad attivarsi con Amnesty è proprio quella di contattare il Gruppo locale o il Gruppo Giovani, che rappresenta il nucleo di base dell'associazione, o l'ufficio regionale della propria zona. Ma non è questo l'unico modo: puoi partecipare allemanifestazioni di Amnesty, sottoscrivere anche on line gli appelli dell'associazione, entrare a far parte di una Rete professionale, iscriverti alle Newsletter per tenerti informato e per firmare gli appelli.

Sostienici

Amnesty International vive solo grazie al supporto economico dei propri soci e sostenitori: per rimanere imparziale e indipendente infatti, non accetta soldi dai governi. Anche le imprese e le istituzioni economiche possono contribuire attivamente. Sostenerci, come fanno due milioni di persone nel mondo, vuol dire difendere i diritti e le libertà fondamentali di ogni essere umano.

Shopping

Gli articoli a marchio Amnesty International sono prodotti del commercio equo e solidale, realizzati da "altraQualità", una cooperativa di commercio equo e solidale. Acquistando questi prodotti quindi, oltre a sostenere Amnesty nel suo quotidiano impegno per la difesa dei diritti umani, sarai protagonista di un circolo virtuoso di solidarietà.

La campagna Mai più violenza sulle donne in Italia

La campagna Mai più violenza sulle donne in Italia

Sin dall'inizio della campagna mondiale nel 2004, tutte le strutture della Sezione italiana di Amnesty International - gruppi, sedi regionali, reti specializzate, soci e donatori - si sono mobilitate con l'obiettivo di portare solidarietà e aiuto a donne e bambine vittime di violenza e alle numerose persone che in ogni parte del mondo le sostengono, nonostante le minacce e le intimidazioni.


Le attività che abbiamo svolto e continuiamo a svolgere sono molteplici e riguardano ambiti differenti.


Di seguito sono riportate in sintesi alcune tra le attività più significative svolte fino a oggi.

Cosa facciamo per la Campagna in Italia?

  • Azioni dirette a favore di casi concreti di violazione dei diritti delle donne: raccogliamo le adesioni di soci e sostenitori ai nostri appelli e li indirizziamo alla autorità dei paesi coinvolti, esercitando pressione affinché si impegnino a porre fine alle violazioni e a tutelare le vittime.
  • Azioni urgenti in risposta a segnalazioni riguardanti casi di violazioni di diritti umani che, per la loro gravità, necessitano di agire rapidamente.
  • Esercitiamo pressioni sui governi per ottenere che ratifichino e applichino senza riserve i principali strumenti internazionali di tutela dei diritti delle donne.
  • Organizziamo percorsi didattici per le scuole elementari, medie e superiori, per diffondere l'educazione ai diritti umani e in particolare sui diritti delle donne.
  • Siamo impegnati in corsi di aggiornamento sugli strumenti internazionali per la difesa dei diritti delle donne indirizzati a personale che lavora in organizzazioni internazionali e non governative e in corsi di formazione per docenti.
  • Sollecitiamo gli enti locali affinché sostengano la campagna tramite accordi di cooperazione per l'attuazione di azioni in favore di donne e bambine, per una piena e reale parità, senza discriminazioni di genere.
  • Stringiamo accordi di cooperazione con istituzioni di parità su tutto il territorio italiano per collaborare a iniziative e progetti comuni
  • Facciamo rete con le altre organizzazioni che si occupano di diritti delle donne, promuovendo iniziative comuni al fine di rendere più solida la nostra azione.
  • Promuoviamo la creazione di partnership con soggetti economici e sociali a sostegno della Campagna.

Cosa puoi fare tu

Amnesty International ha attualmente 2 milioni e 200.000 soci, sostenitori e donatori in più di 150 paesi. La Sezione Italiana di Amnesty conta oltre 80.000 soci. Scopri come partecipare attivamente e mobilitarti per promuovere e difendere i diritti umani.

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Attivati

La maniera più semplice per iniziare ad attivarsi con Amnesty è proprio quella di contattare il Gruppo locale o il Gruppo Giovani, che rappresenta il nucleo di base dell'associazione, o l'ufficio regionale della propria zona. Ma non è questo l'unico modo: puoi partecipare allemanifestazioni di Amnesty, sottoscrivere anche on line gli appelli dell'associazione, entrare a far parte di una Rete professionale, iscriverti alle Newsletter per tenerti informato e per firmare gli appelli.

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La campagna Mai più violenza sulle donne in Italia

La campagna Mai più violenza sulle donne in Italia

Sin dall'inizio della campagna mondiale nel 2004, tutte le strutture della Sezione italiana di Amnesty International - gruppi, sedi regionali, reti specializzate, soci e donatori - si sono mobilitate con l'obiettivo di portare solidarietà e aiuto a donne e bambine vittime di violenza e alle numerose persone che in ogni parte del mondo le sostengono, nonostante le minacce e le intimidazioni.

Le attività che abbiamo svolto e continuiamo a svolgere sono molteplici e riguardano ambiti differenti.

Di seguito sono riportate in sintesi alcune tra le attività più significative svolte fino a oggi.

Cosa facciamo per la Campagna in Italia?

  • Azioni dirette a favore di casi concreti di violazione dei diritti delle donne: raccogliamo le adesioni di soci e sostenitori ai nostri appelli e li indirizziamo alla autorità dei paesi coinvolti, esercitando pressione affinché si impegnino a porre fine alle violazioni e a tutelare le vittime.
  • Azioni urgenti in risposta a segnalazioni riguardanti casi di violazioni di diritti umani che, per la loro gravità, necessitano di agire rapidamente.
  • Esercitiamo pressioni sui governi per ottenere che ratifichino e applichino senza riserve i principali strumenti internazionali di tutela dei diritti delle donne.
  • Organizziamo percorsi didattici per le scuole elementari, medie e superiori, per diffondere l'educazione ai diritti umani e in particolare sui diritti delle donne.
  • Siamo impegnati in corsi di aggiornamento sugli strumenti internazionali per la difesa dei diritti delle donne indirizzati a personale che lavora in organizzazioni internazionali e non governative e in corsi di formazione per docenti.
  • Sollecitiamo gli enti locali affinché sostengano la campagna tramite accordi di cooperazione per l'attuazione di azioni in favore di donne e bambine, per una piena e reale parità, senza discriminazioni di genere.
  • Stringiamo accordi di cooperazione con istituzioni di parità su tutto il territorio italiano per collaborare a iniziative e progetti comuni
  • Facciamo rete con le altre organizzazioni che si occupano di diritti delle donne, promuovendo iniziative comuni al fine di rendere più solida la nostra azione.
  • Promuoviamo la creazione di partnership con soggetti economici e sociali a sostegno della Campagna.

Mai più violenza sulle donne

Mai più violenza sulle donne

Immagine del logo internazionale della campagna
La violenza sulle donne è uno scandalo per i diritti umani. In molte società questo problema si scontra con la mancanza di interesse, il silenzio e l'apatia dei governi.


La campagna Mai più violenza sulle donne, lanciata nel maggio 2004, affronta le diverse violazioni dei diritti delle donne: dalla violenza domestica alla tratta, daglistupri durante i conflitti alle mutilazioni genitali.


Sia in tempo di pace che in tempo di guerra, le donne subiscono atrocità semplicemente per il fatto di essere donne. A milioni vengono picchiate, aggredite, stuprate, mutilate, assassinate, in qualche modo private del diritto all'esistenza stessa.


AI chiede ai governi, alle organizzazioni e ai privati cittadini di impegnarsi pubblicamente per rendere i diritti umani una realtà per tutte le donne.


Secondo il diritto internazionale dei diritti umani, tutti i governi hanno la responsabilità di prevenire, indagare e punire gli atti di violenza sulle donne in qualsiasi luogo si verifichino: tra le mura domestiche, sul posto di lavoro, nella comunità o nella società, durante i conflitti armati.


E' fondamentale che i governi si impegnino per rendere più forti le donne, garantendo loro indipendenza economica e protezione dei diritti fondamentaliAI si rivolge a loro per chiedere che i trattati internazionali sui diritti umani vengano ratificati e attuati ovunque.


In questa battaglia per i diritti umani, sono essenziali anche la solidarietà degli uomini e il loro coinvolgimento nella campagna Mai più violenza sulle donne.

Le ultime dalla campagna...

Mai più violenza sulle donne

Mai più violenza sulle donne

Immagine del logo internazionale della campagna
La violenza sulle donne è uno scandalo per i diritti umani. In molte società questo problema si scontra con la mancanza di interesse, il silenzio e l'apatia dei governi.

La campagna Mai più violenza sulle donne, lanciata nel maggio 2004, affronta le diverse violazioni dei diritti delle donne: dalla violenza domestica alla tratta, daglistupri durante i conflitti alle mutilazioni genitali.

Sia in tempo di pace che in tempo di guerra, le donne subiscono atrocità semplicemente per il fatto di essere donne. A milioni vengono picchiate, aggredite, stuprate, mutilate, assassinate, in qualche modo private del diritto all'esistenza stessa.

AI chiede ai governi, alle organizzazioni e ai privati cittadini di impegnarsi pubblicamente per rendere i diritti umani una realtà per tutte le donne.

Secondo il diritto internazionale dei diritti umani, tutti i governi hanno la responsabilità di prevenire, indagare e punire gli atti di violenza sulle donne in qualsiasi luogo si verifichino: tra le mura domestiche, sul posto di lavoro, nella comunità o nella società, durante i conflitti armati.

E' fondamentale che i governi si impegnino per rendere più forti le donne, garantendo loro indipendenza economica e protezione dei diritti fondamentaliAI si rivolge a loro per chiedere che i trattati internazionali sui diritti umani vengano ratificati e attuati ovunque.

In questa battaglia per i diritti umani, sono essenziali anche la solidarietà degli uomini e il loro coinvolgimento nella campagna Mai più violenza sulle donne.
 
 

Le ultime dalla campagna...

La condizione femminile in Afghanistan

Essere Donna

La condizione femminile in Afghanistan
L'Afghanistan è un paese devastato da oltre venti anni di guerre: in questo periodo sono andati distrutti le infrastrutture, il tessuto sociale, l'organizzazione statale. A pagare sono state soprattutto le donne, prime vittime della realtà afgana. Sono ancora pesantemente discriminate, in una società dove il patriarcato, il fondamentalismo e le ragioni della violenza hanno sempre il sopravvento sui diritti, sulla cultura e sulla protezione sociale. Negli ultimi anni, però, nella società civile qualcosa si sta muovendo: sono nate diverse associazioni che tutelano le donne e i bambini, promuovendo diritti e sicurezza, grazie anche all'appoggio di Ong o istituzioni straniere.


Qualche dato
Secondo i media afghani e internazionali, Heart è la zona con il maggior numero di violenze domestiche: la provincia ha il più alto tasso di donne e ragazze che, arrivate alla disperazione più totale, si danno fuoco. Solo nell'ultimo anno, gli ospedali di Herat hanno curato 150 ragazze bruciate, ma i casi sono molti di più poichè molte donne non vengono neppure portate in ospedale.

Secondo l'ultimo Rapporto dell'Unicef la mortalità materna tra le donne afgane è estremamente elevata, con 1.800 decessi per 100.000 nati vivi.

Per quanto riguarda i diritti, a gennaio 2010 il presidente afghano Hamid Karzai ha firmato una nuova legge che modifica il diritto di famiglia sciita legalizzando di fatto lo stupro delle donne da parte dei loro mariti. All'articolo 132, la legge stabilisce infatti che le mogli devono assecondare i desideri sessuali degli uomini e prevede che il marito possa pretendere rapporti sessuali "almeno una volta ogni quattro notti". C'è inoltre un tacito consenso per i matrimoni con le bambine e si proibisce alla donna di uscire di casa senza il permesso del coniuge.


Cosa possono fare le donne per difendersi dalle violenze?
In Afghanistan è molto difficile per una donna difendersi da violenze e soprusi, anche perchè spesso la vita è relegata tra le mura domestiche e i contatti con il mondo esterno limitati. Le donne in difficoltà, soprattutto quelle che vivono nei centri più grandi, possono:
Rivolgersi alle associazioni che si occupano dei diritti delle donne e dei bambini per chiedere aiuto.
In caso di pericolo per la propria vita o di quella dei propri figli, è possibile trovare rifugio nelle quattro case protette nate in Afghanistan in questi ultimi anni: una ad Heart, due a Kabul e una nella provincia di Mazar. Le donne vittime di violenze vengono accolte gratuitamente con i loro figli, assistite da un medico, da uno psicologo e avviate verso corsi di alfabetizzazione e formazione al lavoro per raggiungere un'autonomia economica.
In caso di necessità di assistenza medica, ci si può rivolgere alle unità sanitarie mobili con medici e infermieri che cominciano a diffondersi in alcune zone del Paese.
Per l'assistenza legale ci si può rivolgere al Legal Aid Center for Female Victims of Violence, presente a Heart dal 2009 e a Kabul.
Ogni donna deve sapere che l'istruzione, per sè e per i propri figli, è un diritto: diverse associazioni a Kabul e a Herat organizzano corsi di alfabetizzazione, di inglese, di computer e di altre materie.
Ogni donna deve sapere che anche l'autonomia economica è un diritto, e che lavorare per mantenere sè e i propri figli è possibile: diverse associazioni a Kabul e a Herat organizzano corsi di formazione al lavoro e aiutano a trovare un'occupazione.
Lavorare non è sconveniente. Le vedove, in particolare, possono accedere ai microcrediti per mantenere se stesse e i propri figli, non dovendo dipendere da altri componenti uomini della famiglia e, allo stesso tempo, sottraendosi all'umiliazione della prostituzione e dell'accattonaggio.
E' utile parlare con le amiche e con le altre donne della famiglia di ciò che accade, delle violenze da parte dei mariti o di altri uomini.
E' fondamentale insegnare ai propri figli maschi a rispettare le donne: l'educazione passa infatti di madre in figlio e i bambini di oggi sono gli uomini di domani.


Glossario per le donne abusate
Violenza: è violenza ogni abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale, psicologico, economico. Questi diversi tipi di violenza possono presentarsi singolarmente oppure combinati insieme. Nella maggioranza dei casi, chi usa violenza è il marito oppure un familiare.

Violenza fisica: ogni forma di violenza contro il proprio corpo e le proprietà. Le aggressioni possono essere evidenti (spinte, calci, pugni), ma a volte sono più sottili e si rivolgono a qualcosa a cui si è legati (animali, oggetti preziosi o cari), ai mobili della casa, a qualcosa di necessario come i propri documenti, ad esempio.

Violenza psicologica: ogni mancanza di rispetto che offende e mortifica. Possono essere critiche costanti, umiliazioni, prese in giro, insulti, minacce. E' violenza psicologica anche l'essere controllata, e il non essere liberi di vedere amici o familiari.

Violenza sessuale: ogni forma di coinvolgimento in attività sessuali che va contro la propria volontà.

Violenza economica: ogni forma di controllo sulla propria autonomia economica, come la costrizione a stare a casa e a non lavorare o la confisca dei propri averi (oggetti preziosi o denaro).


Le principali associazioni per i diritti delle donne in Afghanistan

Hawca: Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan
E' un'organizzazione non governativa e no-profit, che opera sia all'interno dell'Afghanistan sia nei campi profughi del Pakistan. Il suo intervento è rivolto al miglioramento delle condizioni di vita delle donne e dei bambini afghani, che persegue sostenendo le famiglie più bisognose e fornendo servizi scolastici, medici e psicologici (attraverso unità ambulatoriali e mediche mobili). Hawca opera affinchè le divisioni etniche, politiche o religiose cessino di essere fonte di sofferenza per la popolazione afghana e condanna qualsiasi tipo di discriminazione, a cominciare da quella sessuale. Per Hawca è di primaria importanza la partecipazione delle donne alla vita sociale e alla ricostruzione del paese.
www.hawca.org

RAWA: Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell'Afghanistan
E' la principale organizzazione politica attiva in Afghanistan. La fondatrice di RAWA, Meena, fu assassinata nel 1987. Il suo obiettivo è la costruzione di un paese democratico e laico, basato sulla autodeterminazione del popolo afghano e sul riconoscimento dei diritti delle donne. RAWA conduce a livello clandestino operazioni nel campo dell'istruzione e della formazione. Lavora per la giustizia sociale lottando contro l'analfabetismo ed organizzando corsi di alfabetizzazione e iniziative di assistenza agli orfani. Lottiamo per la democrazia attraverso l'istruzione e questo aiuta le persone ad uscire dalla rassegnazione e dal fatalismo.
www.rawa.org

Afghanistan I.T.W., Identità, Formazione, Lavoro
è un progetto di cooperazione decentrata dell'Istituto per la Cooperazione allo Sviluppo (ICS) di Alessandria, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, che ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita delle donne dell'Afghanistan.
www.afghanistanitw.org

Afghan women's Network
Nato nel 1995 a Peshawar, in Pakistann, su iniziativa di un gruppo di donne, assume una struttura formale un anno dopo. Nel 2002 si trasferisce a Kabul, dove ha tuttora la sua sede principale. Uffici regionali si trovanno a Jalalabad e Herat. A Peshawar è rimasto un ufficio per dare supporto logistico ai rifugiati in Pakistan. Il network comprende 72 organizzazione e 3000 membri. Sostiene le pari opportunità delle donne nella società afgana.
www.afghanwomensnetwork.org/about.php

Afghan Women's Association International
E' un'organizzazione no-profit fondata nel 1992 con l'obiettivo di stabilire e difendere i diritti base delle donne afgane. I membri dell'associazione sono donne in Afghanistan, Europa, Pakistan e Stati Uniti.
www.awai.org
Nel mondo

Afghan Women's Education Centre
E' un'organizzazione no-profit fondata nel 1991 da un gruppo di donne afgane per rispondere alla mancanza di aiuti e di istruzione per i rifugiati afgani ad Islamabad, in Pakistan.
www.awec.info

Women for Afghan Women
E' un'organizzazione che si dedica a proteggere e assicurare i diritti delle donne e delle ragazze afgane. In particolare il loro diritto a sviluppare le potenzialità individuali, l'autodeterminazione e ad essere rappresentate in tutti i settori della vita: politico, sociale, culturale and economico.
www.womenforafghanwomen.org

Afghan Women's Association of Southern California
L'associazione è stata fondata nel 1996. Offre servizi sociali e culturali alla comunità afgana residente nella California del Sud. L'obiettivo è quello di essere un "ponte" tra gli afgani e gli altri gruppi etnici all'interno delle strutture della società americana.
www.afghanwomenassociation.org

Afghan Women's Organization
Si occupa di assistere le donne afgane e le loro famiglie in tutti gli aspetti di adattamento e integrazione nella società canadese, attraverso un'ampia gamma di programmi culturali, linguistici e di servizi.
www.afghanwomen.org

Canadian Women for Women in Afghanistan
E' un'organizzazione di volontariato no-profit fondata nel 1996 con 12 sedi in Canada. Ha come obiettivi l'istruzione e la diffusione delle pari opportunità per le donne afgane e le loro famiglie. Si occupa inoltre di diffondere in Canada la comprensione dei diritti umani in Afghanistan.
www.cw4wafghan.ca

In Italia

Coordinamento italiano di sostegno a Rawa
http://www.ecn.org/reds/donne/coordinamentoRAWA.html

Sezione italiana del sito di Rawa
http://pz.rawa.org/it/index.htm

La condizione femminile in Afghanistan

Essere Donna

La condizione femminile in Afghanistan
L'Afghanistan è un paese devastato da oltre venti anni di guerre: in questo periodo sono andati distrutti le infrastrutture, il tessuto sociale, l'organizzazione statale. A pagare sono state soprattutto le donne, prime vittime della realtà afgana. Sono ancora pesantemente discriminate, in una società dove il patriarcato, il fondamentalismo e le ragioni della violenza hanno sempre il sopravvento sui diritti, sulla cultura e sulla protezione sociale. Negli ultimi anni, però, nella società civile qualcosa si sta muovendo: sono nate diverse associazioni che tutelano le donne e i bambini, promuovendo diritti e sicurezza, grazie anche all'appoggio di Ong o istituzioni straniere.


Qualche dato
Secondo i media afghani e internazionali, Heart è la zona con il maggior numero di violenze domestiche: la provincia ha il più alto tasso di donne e ragazze che, arrivate alla disperazione più totale, si danno fuoco. Solo nell'ultimo anno, gli ospedali di Herat hanno curato 150 ragazze bruciate, ma i casi sono molti di più poichè molte donne non vengono neppure portate in ospedale.

Secondo l'ultimo Rapporto dell'Unicef la mortalità materna tra le donne afgane è estremamente elevata, con 1.800 decessi per 100.000 nati vivi.

Per quanto riguarda i diritti, a gennaio 2010 il presidente afghano Hamid Karzai ha firmato una nuova legge che modifica il diritto di famiglia sciita legalizzando di fatto lo stupro delle donne da parte dei loro mariti. All'articolo 132, la legge stabilisce infatti che le mogli devono assecondare i desideri sessuali degli uomini e prevede che il marito possa pretendere rapporti sessuali "almeno una volta ogni quattro notti". C'è inoltre un tacito consenso per i matrimoni con le bambine e si proibisce alla donna di uscire di casa senza il permesso del coniuge.


Cosa possono fare le donne per difendersi dalle violenze?
In Afghanistan è molto difficile per una donna difendersi da violenze e soprusi, anche perchè spesso la vita è relegata tra le mura domestiche e i contatti con il mondo esterno limitati. Le donne in difficoltà, soprattutto quelle che vivono nei centri più grandi, possono:
Rivolgersi alle associazioni che si occupano dei diritti delle donne e dei bambini per chiedere aiuto.
In caso di pericolo per la propria vita o di quella dei propri figli, è possibile trovare rifugio nelle quattro case protette nate in Afghanistan in questi ultimi anni: una ad Heart, due a Kabul e una nella provincia di Mazar. Le donne vittime di violenze vengono accolte gratuitamente con i loro figli, assistite da un medico, da uno psicologo e avviate verso corsi di alfabetizzazione e formazione al lavoro per raggiungere un'autonomia economica.
In caso di necessità di assistenza medica, ci si può rivolgere alle unità sanitarie mobili con medici e infermieri che cominciano a diffondersi in alcune zone del Paese.
Per l'assistenza legale ci si può rivolgere al Legal Aid Center for Female Victims of Violence, presente a Heart dal 2009 e a Kabul.
Ogni donna deve sapere che l'istruzione, per sè e per i propri figli, è un diritto: diverse associazioni a Kabul e a Herat organizzano corsi di alfabetizzazione, di inglese, di computer e di altre materie.
Ogni donna deve sapere che anche l'autonomia economica è un diritto, e che lavorare per mantenere sè e i propri figli è possibile: diverse associazioni a Kabul e a Herat organizzano corsi di formazione al lavoro e aiutano a trovare un'occupazione.
Lavorare non è sconveniente. Le vedove, in particolare, possono accedere ai microcrediti per mantenere se stesse e i propri figli, non dovendo dipendere da altri componenti uomini della famiglia e, allo stesso tempo, sottraendosi all'umiliazione della prostituzione e dell'accattonaggio.
E' utile parlare con le amiche e con le altre donne della famiglia di ciò che accade, delle violenze da parte dei mariti o di altri uomini.
E' fondamentale insegnare ai propri figli maschi a rispettare le donne: l'educazione passa infatti di madre in figlio e i bambini di oggi sono gli uomini di domani.


Glossario per le donne abusate
Violenza: è violenza ogni abuso di potere e controllo che si manifesta attraverso il sopruso fisico, sessuale, psicologico, economico. Questi diversi tipi di violenza possono presentarsi singolarmente oppure combinati insieme. Nella maggioranza dei casi, chi usa violenza è il marito oppure un familiare.

Violenza fisica: ogni forma di violenza contro il proprio corpo e le proprietà. Le aggressioni possono essere evidenti (spinte, calci, pugni), ma a volte sono più sottili e si rivolgono a qualcosa a cui si è legati (animali, oggetti preziosi o cari), ai mobili della casa, a qualcosa di necessario come i propri documenti, ad esempio.

Violenza psicologica: ogni mancanza di rispetto che offende e mortifica. Possono essere critiche costanti, umiliazioni, prese in giro, insulti, minacce. E' violenza psicologica anche l'essere controllata, e il non essere liberi di vedere amici o familiari.

Violenza sessuale: ogni forma di coinvolgimento in attività sessuali che va contro la propria volontà.

Violenza economica: ogni forma di controllo sulla propria autonomia economica, come la costrizione a stare a casa e a non lavorare o la confisca dei propri averi (oggetti preziosi o denaro).


Le principali associazioni per i diritti delle donne in Afghanistan

Hawca: Humanitarian Assistance for the Women and Children of Afghanistan
E' un'organizzazione non governativa e no-profit, che opera sia all'interno dell'Afghanistan sia nei campi profughi del Pakistan. Il suo intervento è rivolto al miglioramento delle condizioni di vita delle donne e dei bambini afghani, che persegue sostenendo le famiglie più bisognose e fornendo servizi scolastici, medici e psicologici (attraverso unità ambulatoriali e mediche mobili). Hawca opera affinchè le divisioni etniche, politiche o religiose cessino di essere fonte di sofferenza per la popolazione afghana e condanna qualsiasi tipo di discriminazione, a cominciare da quella sessuale. Per Hawca è di primaria importanza la partecipazione delle donne alla vita sociale e alla ricostruzione del paese.
www.hawca.org

RAWA: Associazione Rivoluzionaria delle Donne dell'Afghanistan
E' la principale organizzazione politica attiva in Afghanistan. La fondatrice di RAWA, Meena, fu assassinata nel 1987. Il suo obiettivo è la costruzione di un paese democratico e laico, basato sulla autodeterminazione del popolo afghano e sul riconoscimento dei diritti delle donne. RAWA conduce a livello clandestino operazioni nel campo dell'istruzione e della formazione. Lavora per la giustizia sociale lottando contro l'analfabetismo ed organizzando corsi di alfabetizzazione e iniziative di assistenza agli orfani. Lottiamo per la democrazia attraverso l'istruzione e questo aiuta le persone ad uscire dalla rassegnazione e dal fatalismo.
www.rawa.org

Afghanistan I.T.W., Identità, Formazione, Lavoro
è un progetto di cooperazione decentrata dell'Istituto per la Cooperazione allo Sviluppo (ICS) di Alessandria, finanziato dal Ministero degli Affari Esteri, che ha come obiettivo il miglioramento delle condizioni di vita delle donne dell'Afghanistan.
www.afghanistanitw.org

Afghan women's Network
Nato nel 1995 a Peshawar, in Pakistann, su iniziativa di un gruppo di donne, assume una struttura formale un anno dopo. Nel 2002 si trasferisce a Kabul, dove ha tuttora la sua sede principale. Uffici regionali si trovanno a Jalalabad e Herat. A Peshawar è rimasto un ufficio per dare supporto logistico ai rifugiati in Pakistan. Il network comprende 72 organizzazione e 3000 membri. Sostiene le pari opportunità delle donne nella società afgana.
www.afghanwomensnetwork.org/about.php

Afghan Women's Association International
E' un'organizzazione no-profit fondata nel 1992 con l'obiettivo di stabilire e difendere i diritti base delle donne afgane. I membri dell'associazione sono donne in Afghanistan, Europa, Pakistan e Stati Uniti.
www.awai.org
Nel mondo

Afghan Women's Education Centre
E' un'organizzazione no-profit fondata nel 1991 da un gruppo di donne afgane per rispondere alla mancanza di aiuti e di istruzione per i rifugiati afgani ad Islamabad, in Pakistan.
www.awec.info

Women for Afghan Women
E' un'organizzazione che si dedica a proteggere e assicurare i diritti delle donne e delle ragazze afgane. In particolare il loro diritto a sviluppare le potenzialità individuali, l'autodeterminazione e ad essere rappresentate in tutti i settori della vita: politico, sociale, culturale and economico.
www.womenforafghanwomen.org

Afghan Women's Association of Southern California
L'associazione è stata fondata nel 1996. Offre servizi sociali e culturali alla comunità afgana residente nella California del Sud. L'obiettivo è quello di essere un "ponte" tra gli afgani e gli altri gruppi etnici all'interno delle strutture della società americana.
www.afghanwomenassociation.org

Afghan Women's Organization
Si occupa di assistere le donne afgane e le loro famiglie in tutti gli aspetti di adattamento e integrazione nella società canadese, attraverso un'ampia gamma di programmi culturali, linguistici e di servizi.
www.afghanwomen.org

Canadian Women for Women in Afghanistan
E' un'organizzazione di volontariato no-profit fondata nel 1996 con 12 sedi in Canada. Ha come obiettivi l'istruzione e la diffusione delle pari opportunità per le donne afgane e le loro famiglie. Si occupa inoltre di diffondere in Canada la comprensione dei diritti umani in Afghanistan.
www.cw4wafghan.ca

In Italia

Coordinamento italiano di sostegno a Rawa
http://www.ecn.org/reds/donne/coordinamentoRAWA.html

Sezione italiana del sito di Rawa
http://pz.rawa.org/it/index.htm

venerdì 10 settembre 2010

Una firma può salvare una vita








Una firma può salvare una vita








Perù: La salute materna è un diritto di tutte le donne

Perù: La salute materna è un diritto di tutte le donne

Data di pubblicazione dell'appello: 02.12.2009

Status dell'appello: chiuso



Perù, donne in fila per entrare in un ambulatorio a Huancavelica©Amnesty International
Perù, donne in fila per entrare in un ambulatorio a Huancavelica©Amnesty International
Grazie alle 3516 persone che hanno firmato l'appello sul nostro sito. Stiamo inviando le firme alla Sezione peruviana di Amnesty International. Vi terremo aggiornati sull'evoluzione del caso.


Il Perù ha il tasso di mortalità materna più alto di tutto il continente americano. L'attuale livello di mortalità materna in Perù è molto dibattuto - il governo parla di 185 donne ogni 100.000 nascite mentre il Fondo delle Nazioni Unite per la popolazione (UNFPA) dichiara che le donne che muoiono sono invece 240 ogni 100.000 nascite. Tuttavia, mentre le cifre possono variare, c'è accordo sul fatto che il livello sia troppo elevato.


La profonda iniquità della società peruviana è rappresentata dalla grandissima differenza del tasso di mortalità materna delle donne delle aree ricche e quelle delle aree povere. Secondo il ministero della Sanità peruviano, le donne nelle aree rurali hanno il doppio della probabilità rispetto a quelle delle aree urbane di morire per problemi legati alla gravidanza. Centinaia di donne incinte povere, appartenenti a popolazioni native o che vivono in aree rurali, muoiono per complicazioni evitabili, perché viene negata loro l'assistenza medica garantita invece alle donne in tutto il resto del paese.


Tra i fattori che impediscono alle donne di comunità povere di accedere alle cure mediche c'è la mancanza di strutture e servizi sanitari di qualità, l'assenza di cure ostetriche di emergenza. Un altro fattore chiave è la discriminazione socioeconomica, etnica e di genere che le donne subiscono quando cercano di accedere alle cure mediche in Perù. Per le donne povere e native questo fattore peggiora le cose. Inoltre, le donne che vivono in povertà vengono escluse dalle decisioni politiche e dai processi decisionali. Nelle politiche di governo, la loro voce raramente viene ascoltata e i loro punti di vista non sono mai tenuti in considerazione, in questo modo le violazioni dei diritti umani passano per lo più inosservate. 
Nel 2006, Amnesty International ha pubblicato Peru: Poor and excluded women - Denial of the right to maternal and child health. Questo rapporto sottolinea come il Perù non rispetti l'obbligo internazionale, secondo il diritto internazionale dei diritti umani, di assicurare le cure per la salute materno-infantile. I dati raccolti evidenziano che, nonostante i progressi fatti, il Perù non si è ancora impegnato a garantire alle donne delle comunità povere un accesso ai servizi per la salute materna e riproduttiva che sia libero dalla discriminazione e di qualità.
Dal 2006, diverse misure positive sono state prese dal governo peruviano, in particolare dal ministero della Salute e da quello delle Finanze, per ridurre la mortalità materna. Nel 2008, il governo peruviano ha annunciato che il miglioramento della salute materna-infantile sarebbe stato uno degli obiettivi strategici nell'ambito delle politiche sociali del 2009 e che auspicava una riduzione della mortalità materna - 120 donne ogni 100.000 nascite - entro il 2015.
Il rapporto Fatal Flaws: Barriers to maternal health in Peru, pubblicato da AI nel 2009, evidenzia i progressi fatti e ciò che resta da fare. Le donne native, le loro famiglie e gli operatori sanitari di San Juan de Ccarhuacc, nella provincia andina di Huancavelica, descrivono le loro esperienze ad Amnesty International. Le loro storie riflettono le esperienze di donne che vivono in povertà in molte zone del Perù e sottolineano l'urgente bisogno per lo stato di essere all'altezza degli standard internazionali dei diritti umani.