lunedì 23 agosto 2010

Orgasmo femminile: tutte le verità della scienza

Orgasmo femminile: tutte le verità della scienza

Dell'orgasmo femminile si sa molto ma non tutto. E mentre quelle che lo provano assicurano che non è affatto male, alcuni evoluzionisti si stanno ancora domandando quale sia la sua funzione. Ecco cosa dice la scienza. (Franco Severo, 05 giugno 2009)

Le sarà piaciuto? Che faccio, glielo chiedo? E se sul più lei bello fa finta, come me ne accorgo? Sono solo alcune delle domande, tipicamente maschili, che circondano con un alone di mistero l'orgasmo femminile. Ma negli ultimi anni la scienza ha demistificato e compreso, almeno alcuni, degli aspetti più caratteristici del piacere di lei. In un recente articolo pubblicato sulla rivista New Scientist si cerca di fare un po' di chiarezza su alcuni aspetti essenziali e misteriosi della sessualità delle donne. Il punto G esiste, ci sono le prove. Il punto G è una piccolissima zona della vagina che, opportunamente stimolata, produce nell'interessata orgasmi intensissimi. L'esistenza del punto G è nota e provata da decenni ma fino al 2008 nessuno era riuscito a individuare anatomicamente la sua posizione. Ci è riuscito lo scorso anno un team di medici italiani capitanati da Emmanuele Jannini, docente di sessuologia medica all'università de L'Aquila, che lo ha localizzato in un piccolo spazio tra uretra e vagina. Nelle donne che provano l'orgasmo sul punto G questa porzione di tessuto è più spessa che nelle altre.
Sul più bello lei non capisce più nulla. Durante l'orgasmo lei non è più in grado di connttere, nel vero senso della parola: la risonanza magnetica funzionale ha dimostrato che in quei momenti molte aree del suo cervello "si spengono", comprese quelle dedicate alle emozioni. Negli uomini questo effetto ha una portata minore, perchè il loro orgasmo ha una durata temporale più breve.
Molte donne non lo provano. Secondo uno studio americano del 1999 il 43% delle donne statunitensi avrebbe problemi a raggiungere l'orgasmo. Alcuni ricercatori hanno quindi sollevato un interrogativo provocatorio: se quasi la metà delle donne non lo prova, non sarà che l'anorgasmia non è da considerarsi una malattia? Nonostante questo le terapie farmacologiche allo studio per combattere questo problema sono tante, tra cui una a base di Viagra, che ha però dato fino ad oggi risultati non completamente soddisfacenti.
Tutta questione di geni. Secondo uno studio condotto nel 2005 in Gran Bretagna, il 45% delle variabili capaci di influenzare l'orgasmo femminile sarebbe di origine genetica. Molte donne non raggiungono l'orgasmo durante il rapporto sessuale, mentre altre non lo raggiungono con la masturbazione: le variabili ambientali e culturali influiscono sicuramente su questo aspetto della sessualità femminile, ma la componente ereditaria sembra essere fondamentale.
La manopola di controllo dell' Orgasmatron sarà così? La tecnologia dà una mano. Il rimedio estremo all'anorgasmia è tutto tecnologico e si chiama "Orgasmatron", come il famoso marchingegno che compare nel film Sleeper, di Woody Allen. Si tratta di un impianto spinale che stimola la donna "al momento giusto" e si controlla con un telecomando. È stato ideato nel 2006 dal dottor Dr. Stuart Meloy, un medico americano che qualche anno prima aveva impiantato alcuni elettrodi nelle vertebre lombari di una paziente per curare un dolore cronico alle gambe. La stimolazione elettrica aveva però scatenato nella donna reazioni... piacevolmente inattese. Nonostante le difficoltà inziali a trovare dei soggetti disposti alla sperimentazione, il dispositivo e il protocollo terapeutico ad esso associato sono attualmente in fase di sviluppo.
Il mistero continua. Dal punto di vista evolutivo l'orgasmo femminile rimane comunque un mistero. Perchè le donne lo provano? Perchè alcune lo raggiungono solo con la masturbazione? Secondo la ricercatrice Elisabeth Lloyd ciò significherebbe che il piacere della donna è solo un "incidente evolutivo" come i capezzoli dell'uomo. Che resistono solo perchè non c'è nessuna buona ragione per farli sparire.




L’orgasmo femminile è tutta questione di intelligenza (emotiva)

Secondo uno studio britannico le donne che sanno gestire meglio le proprie emozioni e i propri sentimenti hanno più orgasmi rispetto alle altre (Franco Severo, 15 maggio 2009)

Le donne con l’intelligenza emozionale più sviluppata godono di più. O almeno hanno più orgasmi. È questo il risultato di un singolare studio condotto in Gran Bretagna su più di 1000 coppie di gemelle. L’intelligenza emozionale è la capacità di controllare e gestire le emozioni e i sentimenti propri e altrui. Lo studio ha evidenziato che un basso livello di intelligenza emotiva, nelle donne è spesso correlato a problemi di orgasmo.
Ricerca hot. I ricercatori hanno chiesto a oltre 2000 gemelle tra i 18 e gli 83 anni di compilare un questionario sulla loro vita sessuale e di rispondere ad alcune domande per misurare il loro livello di intelligenza emotiva. Le donne che si sono classificate nel 25% più basso della classifica hanno manifestato un rischio di disturbi legati all’orgasmo fino a due volte più alto rispetto alla media. Secondo Andrea Burri, psicologa al King’s College di Londra, l’intelligenza emotiva sembra essere in grado di influenzare la capacità della donna di comunicare al partner i propri desideri sotto le lenzuola. E questo influenza in modo determinante la sua capacità di raggiungere l’orgasmo.


http://www.focus.it/sesso__comportamento/news/Orgasmo_femminile_tutte_le_verita_della_scienza05062009_0850.aspx

Orgasmo femminile: tutte le verità della scienza

Orgasmo femminile: tutte le verità della scienza

Dell'orgasmo femminile si sa molto ma non tutto. E mentre quelle che lo provano assicurano che non è affatto male, alcuni evoluzionisti si stanno ancora domandando quale sia la sua funzione. Ecco cosa dice la scienza. (Franco Severo, 05 giugno 2009)

Le sarà piaciuto? Che faccio, glielo chiedo? E se sul più lei bello fa finta, come me ne accorgo? Sono solo alcune delle domande, tipicamente maschili, che circondano con un alone di mistero l'orgasmo femminile. Ma negli ultimi anni la scienza ha demistificato e compreso, almeno alcuni, degli aspetti più caratteristici del piacere di lei. In un recente articolo pubblicato sulla rivista New Scientist si cerca di fare un po' di chiarezza su alcuni aspetti essenziali e misteriosi della sessualità delle donne. Il punto G esiste, ci sono le prove. Il punto G è una piccolissima zona della vagina che, opportunamente stimolata, produce nell'interessata orgasmi intensissimi. L'esistenza del punto G è nota e provata da decenni ma fino al 2008 nessuno era riuscito a individuare anatomicamente la sua posizione. Ci è riuscito lo scorso anno un team di medici italiani capitanati da Emmanuele Jannini, docente di sessuologia medica all'università de L'Aquila, che lo ha localizzato in un piccolo spazio tra uretra e vagina. Nelle donne che provano l'orgasmo sul punto G questa porzione di tessuto è più spessa che nelle altre.
Sul più bello lei non capisce più nulla. Durante l'orgasmo lei non è più in grado di connttere, nel vero senso della parola: la risonanza magnetica funzionale ha dimostrato che in quei momenti molte aree del suo cervello "si spengono", comprese quelle dedicate alle emozioni. Negli uomini questo effetto ha una portata minore, perchè il loro orgasmo ha una durata temporale più breve.
Molte donne non lo provano. Secondo uno studio americano del 1999 il 43% delle donne statunitensi avrebbe problemi a raggiungere l'orgasmo. Alcuni ricercatori hanno quindi sollevato un interrogativo provocatorio: se quasi la metà delle donne non lo prova, non sarà che l'anorgasmia non è da considerarsi una malattia? Nonostante questo le terapie farmacologiche allo studio per combattere questo problema sono tante, tra cui una a base di Viagra, che ha però dato fino ad oggi risultati non completamente soddisfacenti.
Tutta questione di geni. Secondo uno studio condotto nel 2005 in Gran Bretagna, il 45% delle variabili capaci di influenzare l'orgasmo femminile sarebbe di origine genetica. Molte donne non raggiungono l'orgasmo durante il rapporto sessuale, mentre altre non lo raggiungono con la masturbazione: le variabili ambientali e culturali influiscono sicuramente su questo aspetto della sessualità femminile, ma la componente ereditaria sembra essere fondamentale.
La manopola di controllo dell' Orgasmatron sarà così? La tecnologia dà una mano. Il rimedio estremo all'anorgasmia è tutto tecnologico e si chiama "Orgasmatron", come il famoso marchingegno che compare nel film Sleeper, di Woody Allen. Si tratta di un impianto spinale che stimola la donna "al momento giusto" e si controlla con un telecomando. È stato ideato nel 2006 dal dottor Dr. Stuart Meloy, un medico americano che qualche anno prima aveva impiantato alcuni elettrodi nelle vertebre lombari di una paziente per curare un dolore cronico alle gambe. La stimolazione elettrica aveva però scatenato nella donna reazioni... piacevolmente inattese. Nonostante le difficoltà inziali a trovare dei soggetti disposti alla sperimentazione, il dispositivo e il protocollo terapeutico ad esso associato sono attualmente in fase di sviluppo.
Il mistero continua. Dal punto di vista evolutivo l'orgasmo femminile rimane comunque un mistero. Perchè le donne lo provano? Perchè alcune lo raggiungono solo con la masturbazione? Secondo la ricercatrice Elisabeth Lloyd ciò significherebbe che il piacere della donna è solo un "incidente evolutivo" come i capezzoli dell'uomo. Che resistono solo perchè non c'è nessuna buona ragione per farli sparire.




L’orgasmo femminile è tutta questione di intelligenza (emotiva)

Secondo uno studio britannico le donne che sanno gestire meglio le proprie emozioni e i propri sentimenti hanno più orgasmi rispetto alle altre (Franco Severo, 15 maggio 2009)

Le donne con l’intelligenza emozionale più sviluppata godono di più. O almeno hanno più orgasmi. È questo il risultato di un singolare studio condotto in Gran Bretagna su più di 1000 coppie di gemelle. L’intelligenza emozionale è la capacità di controllare e gestire le emozioni e i sentimenti propri e altrui. Lo studio ha evidenziato che un basso livello di intelligenza emotiva, nelle donne è spesso correlato a problemi di orgasmo.
Ricerca hot. I ricercatori hanno chiesto a oltre 2000 gemelle tra i 18 e gli 83 anni di compilare un questionario sulla loro vita sessuale e di rispondere ad alcune domande per misurare il loro livello di intelligenza emotiva. Le donne che si sono classificate nel 25% più basso della classifica hanno manifestato un rischio di disturbi legati all’orgasmo fino a due volte più alto rispetto alla media. Secondo Andrea Burri, psicologa al King’s College di Londra, l’intelligenza emotiva sembra essere in grado di influenzare la capacità della donna di comunicare al partner i propri desideri sotto le lenzuola. E questo influenza in modo determinante la sua capacità di raggiungere l’orgasmo.


http://www.focus.it/sesso__comportamento/news/Orgasmo_femminile_tutte_le_verita_della_scienza05062009_0850.aspx

giovedì 19 agosto 2010

Le suicide et le chant. Poésie populaire des femmes pashtounes

Le suicide et le chant. Poésie populaire des femmes pashtounes

Il desiderio d'amore per una donna è tabù in Afghanistan. E' proibito sia dal rigido concetto d'amore dei clan sia dai mullah. I giovani non hanno il diritto di incontrarsi, amarsi e scegliersi.
Chi non rispetta le regole possono venire uccisi a sangue freddo. Nel caso si debba scegliere di punire con la morte la malasorte tocca alla donna.
Le donne sono prima di tutto merce di scambio o di compravendita. Il matrimonio è solo un contratto che viene stipulato tra famiglie. Per secoli le donne afgane hanno dovuto accettare le ingiustizie che si commettono contro di loro. Sono le donne stesse a darne testimonianze attraverso il canto e le poesie, canti che non sono pensati per essere ascoltati da qualcuno e le cui eco risuona tra i monti e il deserto.

"Le donne afgane protestano con il suicidio o con il canto" scrive il poeta afgano Sayd Bahodine Majrouh in un libro che riporta le voci delle donne pasthun. Ha raccolto le liriche con l'aiuto della suocera.
Majrouh è stato ucciso dai fondamentalisti a Peshawar nel 1988.


Crudeli, voi che vedete un vecchio avvicinarsi al mio letto
e mi chiedete perché piango e mi strappo i capelli


Oh, mio Dio! Hai fatto scendere ancora su di me la notte oscura
e di nuovo tremo da capo a piedi
perché devo infilarmi in quel letto che odio
Ma le donne delle poesie sono anche ribelli, rischiano la vita per l'amore dove la passione è proibita e la punizione impietosa

Dammi la tua mano, mio amato, ci nasconderemo nel campo
per amarci o cadere insieme sotto i colpi del pugnale


Salto nel fiume, ma la corrente non mi trascina via con sé.
Mio marito è fortunato, vengo sempre rigettata sulla sponda del fiume.


Domani mi uccideranno per causa tua.
Non dire che non mi hai amato.

http://www.librarything.it/author/majrouhsaydbahodine
Le suicide et le chant. Poésie populaire des femmes pashtounes
Sayd Bahodine Majrouh




Sayd Bahodine Majrouh è stato uno dei maggiori poeti e intellettuali afghani contemporanei, l’erede di Rumi e Omar Khayyam. Dopo l’invasione sovietica del suo paese, scelse la via dell’esilio a Peshawar in Pakistan, dove fu assassinato l’11 febbraio 1988. Fin dagli anni dell’invasione sovietica, raccolse i canti anonimi delle donne afghane di etnia pashtun, tramandati oralmente: sono i landay termine che letteralmente significa “breve”. E’ una forma letteraria tradizionale praticata da tutti per esprime i sentimenti più diversi, dall’emozione che nasce osservando la natura, i commenti sulla vita di ogni giorno, e soprattutto sull’amore. Come un grido che scaturisce dal cuore, come un lampo, come una fiammata, il landay cattura l’attenzione con la sua brevità e il suo ritmo. Queste composizioni poetiche sono brevi ma molto intense e raccontano la storia di donne che vivono dalla nascita in un continuo stato di inferiorità, di subordinazione e di umiliazione, considerate come merce di scambio, e costrette a matrimoni combinati:
“O mio Dio! Ancora una volta mi hai mandato la buia notte
e ancora una volta tremo dalla testa ai piedi, perché devo entrare nel letto che odio”

Nella comunità pashtun la vita delle donne è particolarmente dura. L’oppressione è fisica e morale. Ai lavori domestici e alla cura dei figli, sempre numerosi, si aggiunge il lavoro nei campi e l’allevamento degli animali. Almeno due volte al giorno occorre prendere l’acqua al pozzo o alla fonte, e poi bisogna mietere, fare la farina, il pane, cucire. Gli uomini per lo più sono occupati in moschea o in piazza a discutere la politica del clan. La donna può soltanto ubbidire. Può esprimere la sua protesta in due modi: con il suicidio e con la poesia. Nei loro versi le donne pashtun raramente si lamentano del lavoro fisico. Pesa loro l’aspetto morale dell’oppressione. I temi più frequenti di questa poesia sono l’amore, l’onore e la morte, in toni sempre di denuncia. L’erotismo che pervade i landay diventa una sfida alla società che rende schiave e le umilia con il burka. I sentimenti delle donne pashtun non hanno alcuna importanza nel clan: l’amore è una colpa punita con la morte. I mariti scelti per ragioni di denaro o capre da padri e fratelli, sono spesso bambini o vecchi e sempre definiti “orribili” Non c’è neppure un landay che parli di amore coniugale o di tenerezza nei confronti dello sposo. Amore e fedeltà si riservano all’amante. Nei versi la donna pashtun affronta questi temi con sincerità, quasi spudoratezza, orgogliosa di soddisfare il desiderio dell’amato e il proprio.
“Tu eri nascosto dietro la porta io mi toccavo i seni nudi e tu mi hai intravista.
Il tuo amore è acqua è fuoco fiamme mi consumano onde mi inghiottono
Una volta una sola volta stringi il mio petto contro il tuo
e il mio cuore innamorato ti racconterà la sua storia”
L’amore non fa distinzioni fra musulmani e “infedeli”:
“Il mio amante è induista io sono musulmana
per amore spazzo i gradini del tempio proibito”
“Vieni a baciarmi senza pensare al pericolo
gli uomini veri muoiono sempre per amore di una donna.
Dammi la mano amore mio e andiamo nei campi
per amarci o morire sotto i colpi del coltello”.
Naturalmente rischia soprattutto la donna, se scoperta può soltanto suicidarsi. L’uomo può difendersi.
I landay recitati dalle donne pashtun non sono soltanto la testimonianza della loro resistenza nei confronti dell’oppressione. Sono soprattutto la denuncia dell’ennesima tragedia che si consuma nell’indifferenza del mondo.


Il volume dedicato ai landay delle donne afghane e curato da Sayd Bahodine Majrouh è stato pubblicato negli Stati Uniti da Other Press 10/03 “Songs of Love and War: Afghan Women’s Poetry” -
[Il post  è lungo, io penso valga la pena leggerlo fino in fondo per un momento di riflessione. Ho messo la foto di F. Horvat di un campo di grano perchè mi piace immaginare l'amore scambiato lì autentico vero, come conforto e gioia di essere comunque vive nel desiderio e nel piacere rubato. Le due piccole foto invece le ho messe perchè, malgrado tutto, spero e auspico che il futuro ridia a queste donne la loro dignità di esseri umani letta negli occhi di questa bambina].

Le suicide et le chant. Poésie populaire des femmes pashtounes

Le suicide et le chant. Poésie populaire des femmes pashtounes

Il desiderio d'amore per una donna è tabù in Afghanistan. E' proibito sia dal rigido concetto d'amore dei clan sia dai mullah. I giovani non hanno il diritto di incontrarsi, amarsi e scegliersi.
Chi non rispetta le regole possono venire uccisi a sangue freddo. Nel caso si debba scegliere di punire con la morte la malasorte tocca alla donna.
Le donne sono prima di tutto merce di scambio o di compravendita. Il matrimonio è solo un contratto che viene stipulato tra famiglie. Per secoli le donne afgane hanno dovuto accettare le ingiustizie che si commettono contro di loro. Sono le donne stesse a darne testimonianze attraverso il canto e le poesie, canti che non sono pensati per essere ascoltati da qualcuno e le cui eco risuona tra i monti e il deserto.

"Le donne afgane protestano con il suicidio o con il canto" scrive il poeta afgano Sayd Bahodine Majrouh in un libro che riporta le voci delle donne pasthun. Ha raccolto le liriche con l'aiuto della suocera.
Majrouh è stato ucciso dai fondamentalisti a Peshawar nel 1988.


Crudeli, voi che vedete un vecchio avvicinarsi al mio letto
e mi chiedete perché piango e mi strappo i capelli


Oh, mio Dio! Hai fatto scendere ancora su di me la notte oscura
e di nuovo tremo da capo a piedi
perché devo infilarmi in quel letto che odio
Ma le donne delle poesie sono anche ribelli, rischiano la vita per l'amore dove la passione è proibita e la punizione impietosa

Dammi la tua mano, mio amato, ci nasconderemo nel campo
per amarci o cadere insieme sotto i colpi del pugnale


Salto nel fiume, ma la corrente non mi trascina via con sé.
Mio marito è fortunato, vengo sempre rigettata sulla sponda del fiume.


Domani mi uccideranno per causa tua.
Non dire che non mi hai amato.

http://www.librarything.it/author/majrouhsaydbahodine
Le suicide et le chant. Poésie populaire des femmes pashtounes
Sayd Bahodine Majrouh




Sayd Bahodine Majrouh è stato uno dei maggiori poeti e intellettuali afghani contemporanei, l’erede di Rumi e Omar Khayyam. Dopo l’invasione sovietica del suo paese, scelse la via dell’esilio a Peshawar in Pakistan, dove fu assassinato l’11 febbraio 1988. Fin dagli anni dell’invasione sovietica, raccolse i canti anonimi delle donne afghane di etnia pashtun, tramandati oralmente: sono i landay termine che letteralmente significa “breve”. E’ una forma letteraria tradizionale praticata da tutti per esprime i sentimenti più diversi, dall’emozione che nasce osservando la natura, i commenti sulla vita di ogni giorno, e soprattutto sull’amore. Come un grido che scaturisce dal cuore, come un lampo, come una fiammata, il landay cattura l’attenzione con la sua brevità e il suo ritmo. Queste composizioni poetiche sono brevi ma molto intense e raccontano la storia di donne che vivono dalla nascita in un continuo stato di inferiorità, di subordinazione e di umiliazione, considerate come merce di scambio, e costrette a matrimoni combinati:
“O mio Dio! Ancora una volta mi hai mandato la buia notte
e ancora una volta tremo dalla testa ai piedi, perché devo entrare nel letto che odio”

Nella comunità pashtun la vita delle donne è particolarmente dura. L’oppressione è fisica e morale. Ai lavori domestici e alla cura dei figli, sempre numerosi, si aggiunge il lavoro nei campi e l’allevamento degli animali. Almeno due volte al giorno occorre prendere l’acqua al pozzo o alla fonte, e poi bisogna mietere, fare la farina, il pane, cucire. Gli uomini per lo più sono occupati in moschea o in piazza a discutere la politica del clan. La donna può soltanto ubbidire. Può esprimere la sua protesta in due modi: con il suicidio e con la poesia. Nei loro versi le donne pashtun raramente si lamentano del lavoro fisico. Pesa loro l’aspetto morale dell’oppressione. I temi più frequenti di questa poesia sono l’amore, l’onore e la morte, in toni sempre di denuncia. L’erotismo che pervade i landay diventa una sfida alla società che rende schiave e le umilia con il burka. I sentimenti delle donne pashtun non hanno alcuna importanza nel clan: l’amore è una colpa punita con la morte. I mariti scelti per ragioni di denaro o capre da padri e fratelli, sono spesso bambini o vecchi e sempre definiti “orribili” Non c’è neppure un landay che parli di amore coniugale o di tenerezza nei confronti dello sposo. Amore e fedeltà si riservano all’amante. Nei versi la donna pashtun affronta questi temi con sincerità, quasi spudoratezza, orgogliosa di soddisfare il desiderio dell’amato e il proprio.
“Tu eri nascosto dietro la porta io mi toccavo i seni nudi e tu mi hai intravista.
Il tuo amore è acqua è fuoco fiamme mi consumano onde mi inghiottono
Una volta una sola volta stringi il mio petto contro il tuo
e il mio cuore innamorato ti racconterà la sua storia”
L’amore non fa distinzioni fra musulmani e “infedeli”:
“Il mio amante è induista io sono musulmana
per amore spazzo i gradini del tempio proibito”
“Vieni a baciarmi senza pensare al pericolo
gli uomini veri muoiono sempre per amore di una donna.
Dammi la mano amore mio e andiamo nei campi
per amarci o morire sotto i colpi del coltello”.
Naturalmente rischia soprattutto la donna, se scoperta può soltanto suicidarsi. L’uomo può difendersi.
I landay recitati dalle donne pashtun non sono soltanto la testimonianza della loro resistenza nei confronti dell’oppressione. Sono soprattutto la denuncia dell’ennesima tragedia che si consuma nell’indifferenza del mondo.


Il volume dedicato ai landay delle donne afghane e curato da Sayd Bahodine Majrouh è stato pubblicato negli Stati Uniti da Other Press 10/03 “Songs of Love and War: Afghan Women’s Poetry” -
[Il post  è lungo, io penso valga la pena leggerlo fino in fondo per un momento di riflessione. Ho messo la foto di F. Horvat di un campo di grano perchè mi piace immaginare l'amore scambiato lì autentico vero, come conforto e gioia di essere comunque vive nel desiderio e nel piacere rubato. Le due piccole foto invece le ho messe perchè, malgrado tutto, spero e auspico che il futuro ridia a queste donne la loro dignità di esseri umani letta negli occhi di questa bambina].

lunedì 2 agosto 2010

Una cartolina contro Berlusconi "Non sono a sua disposizione"




Una cartolina contro Silvio. Le donne rompono il silenzio
di Federica Fantozzi

Un ceffone virtuale da Debora Serracchiani «per la maleducazione», la tranciante definitività di Emma Bonino a proposito delle «patetiche ingiurie di stampo misogino», l’invito a chiarire in Parlamento da Livia Turco. A tre giorni di distanza non si affievoliscono le reazioni alle parole sprezzanti rivolte da Berlusconi a Rosy Bindi nello studio di «Porta a Porta»: «Come al solito, lei è più bella che intelligente». Di sicuro, presidente, lei non è a sua disposizione, come gli ha risposto dopo venti lunghissimi secondi nel silenzio sbigottito o pavido dei signori in trasmissione. E, come rilancia adesso la campagna dell’Unità - che vedete nell’illustrazione di Beatrice Alemagna qui a fianco - speranzosa se non di “rieducare” almeno di provocare un istante di resipiscenza nel Misogino Finale.

Di questa sgradevole manciata di parole piombate via etere sulla tarda serata di migliaia di telespettatori, infatti, si continua a discutere. Vuoi perché il premier non si è scusato, vuoi perché la linea di difesa del portavoce Bonaiuti è stata incolpare i «momenti di concitazione» (come a dire: lo pensa, certo non doveva dirlo, ma gli avevano appena bocciato il Lodo e suvvia va compreso), vuoi perché da ministre e parlamentari del centrodestra la solidarietà se non di genere quantomeno di stile ha latitato, vuoi - infine - per il diffuso, quasi solido imbarazzo maschile. Solo ieri il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, politica competente e grintosa, ha ammesso: «Mi dispiace per quella frase, io non l’avrei mai detta». Fermo restando che «non accetto lezioni dalle donne di sinistra». Lapidaria la solitamente fiammeggiante Michela Vittoria Brambilla: «Non mi attrae la solidarietà femminile». Interessante la motivazione: «È perché non credo alla distinzione di genere». Non si capisce se significa libertà di insulto di tutti verso tutti o che in politica l’estetica non conta per nessuno. Tutti uguali: Capezzone come la Matera, Bondi come la Savino. Sarebbe utile il contributo al dibattito della ministra per le Pari Opportunità, ma Mara Carfagna purtroppo tace. In molte non la pensano come la Brambilla, a giudicare dalle migliaia di messaggi ricevuti dall’interessata ma anche da centralini e segreterie di giornali. L’Unità ha ricevuto una grandine di commenti indignati da lettori e lettrici, così ha deciso di offrire a tutti il diritto di replica al presidente del Consiglio.

Sulla cartolina, la piccola dai capelli rossi (ogni somiglianza cromatica con la Brambilla è puramente casuale), braccia e gambe incrociate sul vestitino, broncio di sfida, proclama: «Non sono a sua disposizione». Indisponibile. Impermeabile. Inaccessibile. Un senso vietato che chi vuole può ritagliare, compilare e inviare all’indirizzo del Maleducato Finale (quello Iniziale pare sia stato Vittorio Sgarbi, che ha rivendicato con virile orgoglio il copyright della battuta). Rosy Bindi, intanto, ringrazia per i tanti segnali di simpatia, incassa il dividendo politico, e si proclama debitamente riconciliata con la sua bellezza nonché consapevole della sua intelligenza.
31 ottobre 200


Una cartolina contro Berlusconi "Non sono a sua disposizione"




Una cartolina contro Silvio. Le donne rompono il silenzio
di Federica Fantozzi

Un ceffone virtuale da Debora Serracchiani «per la maleducazione», la tranciante definitività di Emma Bonino a proposito delle «patetiche ingiurie di stampo misogino», l’invito a chiarire in Parlamento da Livia Turco. A tre giorni di distanza non si affievoliscono le reazioni alle parole sprezzanti rivolte da Berlusconi a Rosy Bindi nello studio di «Porta a Porta»: «Come al solito, lei è più bella che intelligente». Di sicuro, presidente, lei non è a sua disposizione, come gli ha risposto dopo venti lunghissimi secondi nel silenzio sbigottito o pavido dei signori in trasmissione. E, come rilancia adesso la campagna dell’Unità - che vedete nell’illustrazione di Beatrice Alemagna qui a fianco - speranzosa se non di “rieducare” almeno di provocare un istante di resipiscenza nel Misogino Finale.

Di questa sgradevole manciata di parole piombate via etere sulla tarda serata di migliaia di telespettatori, infatti, si continua a discutere. Vuoi perché il premier non si è scusato, vuoi perché la linea di difesa del portavoce Bonaiuti è stata incolpare i «momenti di concitazione» (come a dire: lo pensa, certo non doveva dirlo, ma gli avevano appena bocciato il Lodo e suvvia va compreso), vuoi perché da ministre e parlamentari del centrodestra la solidarietà se non di genere quantomeno di stile ha latitato, vuoi - infine - per il diffuso, quasi solido imbarazzo maschile. Solo ieri il ministro della Gioventù Giorgia Meloni, politica competente e grintosa, ha ammesso: «Mi dispiace per quella frase, io non l’avrei mai detta». Fermo restando che «non accetto lezioni dalle donne di sinistra». Lapidaria la solitamente fiammeggiante Michela Vittoria Brambilla: «Non mi attrae la solidarietà femminile». Interessante la motivazione: «È perché non credo alla distinzione di genere». Non si capisce se significa libertà di insulto di tutti verso tutti o che in politica l’estetica non conta per nessuno. Tutti uguali: Capezzone come la Matera, Bondi come la Savino. Sarebbe utile il contributo al dibattito della ministra per le Pari Opportunità, ma Mara Carfagna purtroppo tace. In molte non la pensano come la Brambilla, a giudicare dalle migliaia di messaggi ricevuti dall’interessata ma anche da centralini e segreterie di giornali. L’Unità ha ricevuto una grandine di commenti indignati da lettori e lettrici, così ha deciso di offrire a tutti il diritto di replica al presidente del Consiglio.

Sulla cartolina, la piccola dai capelli rossi (ogni somiglianza cromatica con la Brambilla è puramente casuale), braccia e gambe incrociate sul vestitino, broncio di sfida, proclama: «Non sono a sua disposizione». Indisponibile. Impermeabile. Inaccessibile. Un senso vietato che chi vuole può ritagliare, compilare e inviare all’indirizzo del Maleducato Finale (quello Iniziale pare sia stato Vittorio Sgarbi, che ha rivendicato con virile orgoglio il copyright della battuta). Rosy Bindi, intanto, ringrazia per i tanti segnali di simpatia, incassa il dividendo politico, e si proclama debitamente riconciliata con la sua bellezza nonché consapevole della sua intelligenza.
31 ottobre 200