lunedì 2 maggio 2011

Chi vuole cancellare il Web

Chi vuole cancellare il Web

Lo chiamano 'diritto all'oblio'. Ma rischia di diventare l'alibi con cui i politici vogliono eliminare dalla Rete il loro passato imbarazzante: una condanna penale, una scemenza detta anni prima. E hanno già pronta una legge apposta(27 aprile 2011)Ignazio La Russa quando era
orgogliosamente fascistaGli esperti lo chiamano "diritto all'oblio" ed è una questione gigantesca, figlia dell'era di Internet. In sintesi, è il diritto di ogni cittadino a non essere ricordato sui media (Web compreso) per qualcosa che non riflette più la sua identità. Una piccola condanna penale di tanti anni fa, una bravata giovanile, una "vita precedente" di cui oggi magari si è pentiti o da cui comunque ci si sente lontanissimi.

Un diritto che si scontra con l'enorme potenziamento dell'informazione permesso da Internet. La Rete infatti ha la memoria lunga: ricorda tutto e, per di più, permette a tutti di accedere a fatti e notizie del passato. "Prima bisognava bussare alla porta delle redazioni o entrare in biblioteca per scoprire vecchie notizie di cronaca su persone o aziende. Ed era difficilissimo trovarne, spulciando pagina per pagina. Oggi basta digitare un nome su un motore di ricerca e si trova tutto", spiega Francesco Pizzetti, presidente dell'Autorità per la privacy. I vari Garanti europei stanno appunto lavorando al problema, così come la Commissione europea, che presenterà nelle prossime settimane una normativa sul diritto all'oblio ai tempi del Web.

Si è arrivati insomma alla resa dei conti: è possibile tutelare questo diritto senza inficiare la libertà e il valore informativo di Internet? Se lo chiedete a chi dal Web ha avuto solo rogne, risponderebbe senza esitazione: oblio e subito, grazie. "Una psicologa di fama internazionale ha avuto la vita distrutta, problemi sul lavoro e relazionali, perché il suo ex ragazzo - straniero e ora irreperibile - ha messo on line un sito su di lei", spiega Fulvio Sarzana, l'avvocato che l'assiste ed esperto di diritto di Internet. Nel sito si legge che la psicologa, vent'anni fa, aveva frequentato una setta molto chiacchierata ed era stata anche l'amante del capo. Vero o falso che sia, "l'ex fidanzato è riuscito a far apparire questo sito come primo risultato se qualcuno cerca il nome della donna su Google. Ma il motore di ricerca americano non riconosce il diritto all'oblio se non a fronte dell'ordine di un'autorità. I titolari del sito, che è su server estero, sono anonimi e irrintracciabili". Altro caso: un signore accusato nel 1981 di omicidio colposo e poi assolto. All'epoca era una persona pubblica, ora non più. "è apparso adesso un sito dietro cui si nasconde l'ex coniuge, che lo odia mortalmente. Ha pubblicato articoli del 1981 senza indicare la successiva assoluzione", continua Sarzana.

In entrambi i casi, le strade sono lunghe e incerte: bisogna rivolgersi al Garante e a un giudice per imporre a Google di togliere i siti dall'indicizzazione (e impedire così agli utenti di trovarli su Internet). E' possibile chiedere alla magistratura anche di cancellare del tutto il sito Web: "Di fatto però è una cosa che non viene concessa quasi mai. Accade soltanto se la persona che si sente diffamata è molto importante", allarga le braccia Sarzana.

Ecco perché la Commissione europea si prepara a formulare, nell'ambito della nuova normativa della privacy, strumenti più incisivi per far valere il diritto all'oblio in Internet. Ma con quali principi, quali regole, quali pericoli? Il Garante italiano, ad esempio, propone di imporre ai motori di ricerca di non indicizzare gli articoli degli archivi on line dei giornali. "L'idea è che le vecchie notizie devono essere rintracciabili solo tramite i motori interni dei siti giornalistici", spiega Pizzetti. Così si riduce la possibilità che qualcuno faccia un uso distorto delle notizie e, grazie a un maggiore controllo sulla fonte, è più facile far circolare solo la versione aggiornata".

Intanto però il diritto all'oblio rischia di diventare un alibi attraverso il quale i potenti vogliono nascondere il loro passato: magari di manganellatori o di condannati. In questo senso ad esempio va il disegno di legge di Carolina Lussana (Lega Nord) che vorrebbe far scattare in automatico l'oblio dopo che è passato un certo numero di anni dall'evento in questione. Anche se l'interessato è ancora un personaggio pubblico, anche se l'evento in questione è una condanna giudiziaria. Se i siti non cancellano la notizia in tempo, rischiano una multa fino a 100 mila euro.

Perché B. non usa Facebookdi Alessandro GilioliPerché non può telefonare al conduttore in diretta. Perché la procura lo invita agli eventi. Perché non c'è il tasto 'mi consenta'... Un nuovo sito di guerrilla marketing lancia un esperimento di satira collettiva(22 aprile 2011)Silvio BerlusconiPerché Berlusconi non usa Facebook? Perché non c'è il tasto "mi consenta"; perché non si possono comprare le amicizie; perché non si può telefonare in diretta al conduttore; perché "condividi" è una parola comunista; perché la Procura di Milano lo invita sempre agli eventi; perché su Farmville non esistono i condoni...

Sono alcune delle ironiche risposte arrivate all'esperimento di guerrilla marketing politico realizzato in Rete da Francesco Ghigliotti e Fabio Antonacci, che si occupano di tecniche di comunicazione provocatorie attraverso il Web.

Il sito (Percheberlusconinonusafacebook.it) è nato lo scorso primo aprile - giorno non casuale - dal blog Bloguerrilla e dall'agenzia MagillaGuerrilla, che hanno puntato sul desiderio degli utenti di contribuire con la loro creatività. L'unico canale di promozione è stato il tam tam virale (soprattutto attraverso Twitter) e i risultati sono stati immediati: decine di migliaia di visite e centinaia di risposte più o meno velenose alla domanda di partenza.

Sia Facebook sia Berlusconi, del resto, sono "materiali grezzi" di cui si parla molto nella Rete italiana, ed è azzeccando quest'accoppiata che il sito ha fatto bingo nel suo intento satirico-mediatico.
Ma il successo dell'iniziativa è figlio anche di un trend di cui spesso si sottovalutano le conseguenze politiche: lo sviluppo e la crescita di una fetta di società italiana - prevalentemente giovanile - che considera pleistocenici i linguaggi e le modalità comunicative del ventennio berlusconiano, cioè quella cultura televisiva che dagli anni Ottanta in poi si è ammantata di un'aura di modernità e glamour e che invece appartiene sempre di più al passato.

A proposito: probabilmente è proprio questa la ragione fondamentale per cui Berlusconi non usa Facebook.
www.piovonorane.it

Secondo me per diverse cosucce...

  1. La paura che pochi mi piace dimostrano che non è così amato come vuole fare credere
  2. Rischierebbe di dovere bannare tutti quelli che dovessero cliccare sulla pagina per dirgliene non è molto facile poi per lui che vuole fare credere di essere liberale dovere palesemente dimostrare che quella che lui chiama libertà è poi una libertà a personam cioè ammessa solo verso se stesso ma per nessun altro che non siano i quattro tra leccaculo tirapiedi e gentaglia come lui
  3. Non altrettanto facile gestire qualche intervento intelligente, in una pagina pubblica non puoi scappare in FB qualcuno riesce a leggere e a spubblicare tutti i tentativi di manomissione di censura, ecc troppo rischio che SSS non vuole di certo prendersi...
  4. Rischia ovviamente di fare leggere le sue pagliacciate, censure e tentativi di manipolazione anche al popolo che lo vota senza porsi nessuna domanda, 

Nessun commento:

Posta un commento